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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Un sogno in anticipo sui tempi

Più il nostro sogno diventava grande, più cominciavo a rendermi conto che non stavamo semplicemente costruendo un’impresa. Stavamo cercando di creare un concetto completamente nuovo. Ed era proprio lì che stava la differenza. Un rappresentante tradizionale vendeva collezioni. Un grossista tradizionale consegnava prodotti. Un’azienda informatica tradizionale sviluppava programmi. Noi volevamo collegare tutti quei mondi. Era insolito. E a volte era persino difficile da spiegare. Quando i visitatori mi domandavano che cosa fosse esattamente Piramedia, spesso dovevo sorridere.

Non esisteva una risposta semplice. «Noi non vendiamo programmi informatici.» «E non vendiamo soltanto piastrelle di ceramica.» «Offriamo un nuovo modo di collaborare.» All’inizio, a volte, le persone mi guardavano stupite. Ma dopo aver visitato la Piramide, cominciavano a capire che cosa intendessi. Volevamo che un architetto potesse progettare un intero ambiente. Volevamo che un rivenditore potesse calcolare immediatamente un preventivo. Volevamo che i produttori potessero presentare digitalmente le proprie collezioni.

Volevamo che i clienti potessero vedere il risultato finale prima di effettuare il primo ordine. Ogni anello della catena doveva essere collegato agli altri. Oggi la chiamiamo una soluzione integrata. Nel settore della ceramica, allora, quel modo di pensare era ancora pressoché sconosciuto. Ricordo le lunghe serate in cui parlavamo di domande che, in quel momento, quasi nessuno si poneva. Non perché esistesse già una domanda evidente. Ma perché credevamo che un giorno quel bisogno sarebbe nato.

Come si potevano gestire in modo efficiente migliaia di referenze di piastrelle? Come si potevano aggiornare automaticamente i prezzi? Come si potevano evitare gli errori nei preventivi e negli ordini? Come si potevano riunire in un unico sistema fotografie, dati tecnici e prezzi? Erano queste le domande che riempivano le nostre giornate. Molto spesso perdevamo ogni cognizione del tempo. Soprattutto Marco riusciva a immergersi completamente nel proprio lavoro. Riesco ancora a vederlo davanti a me.

Seduto al computer. Circondato da pile di fogli. Quando si concentrava su un problema, tutto ciò che lo circondava sembrava scomparire. Il suo caffè diventava freddo. Il suo panino rimaneva intatto. I suoi pensieri erano rivolti ormai a una sola cosa. Trovare la soluzione. Non lo aveva imparato da me. Era semplicemente dentro di lui. Voleva capire. Voleva migliorare. Voleva creare. Nel frattempo, Cristina aveva imparato a conoscerlo bene. A volte gli posava silenziosamente accanto una tazza di caffè appena fatto.

Oppure gli ricordava con delicatezza che non mangiava da ore. Marco alzava appena lo sguardo. Sorrideva e rispondeva: «Ancora cinque minuti.» Sapevamo tutti che quei cinque minuti potevano facilmente trasformarsi in un’altra ora. Furono tempi meravigliosi. Non perché tutto funzionasse sempre alla perfezione. Anzi. All’inizio moltissime cose non funzionavano affatto. Alcune idee risultarono impossibili da realizzare. Altre richiesero molto più tempo di quanto avessimo immaginato. Ci furono momenti in cui dovemmo mettere da parte settimane di lavoro e ricominciare completamente da capo.

Faceva parte della strada che avevamo scelto. Nessuno si arrabbiava per questo. Ogni battuta d’arresto finiva per avvicinarci di un altro passo a una soluzione migliore. Forse era proprio quella la forza più grande della nostra squadra. Non abbiamo mai avuto paura di commettere errori. Avevamo paura soltanto di rimanere fermi. Quando oggi vedo quanto siano diventate normali le visualizzazioni digitali, i cataloghi online, i preventivi automatici e le presentazioni virtuali, spesso devo sorridere.

Non perché pensi che abbiamo inventato noi tutto questo. Non sarebbe vero. La tecnologia si sviluppava contemporaneamente in molti luoghi. Ma mi dà soddisfazione sapere che, nella nostra Piramide di vetro a Lummen, sognavamo già possibilità che sarebbero diventate di uso comune soltanto molti anni dopo. Quando ci penso, non provo rimpianto per le occasioni perdute.

Anzi. Mi dà serenità. Perché mi ricorda che non è necessario diventare famosi per essere pionieri.

A volte il merito più grande consiste semplicemente nell’avere il coraggio di immaginare ciò che gli altri non riescono ancora a vedere. E, se devo essere del tutto sincero, credo che questo modo di pensare attraversi come un filo rosso tutta la mia vita. Dai miei primi esperimenti nel mondo del caffè. Passando per i miei anni nella ceramica. E infine con Piramedia. Non mi sono mai accontentato della domanda: «Come lo facciamo oggi?»

La mia vera domanda è sempre stata: «Come lo faremo domani?» Forse proprio per questo, a volte, ho corso troppi rischi. Forse è anche la ragione per cui, in alcuni periodi della mia vita, ho conosciuto dolorose battute d’arresto. Ma se avessi la possibilità di rivivere tutto... porrei esattamente la stessa domanda. Perché il progresso non nasce mai dalla sola certezza. Il progresso comincia da qualcuno che ha il coraggio di mettere in discussione ciò che tutti gli altri considerano scontato.

Fu con quello spirito che Piramedia crebbe. Ed è proprio per questo che, nonostante tutto ciò che sarebbe ancora accaduto negli anni successivi, sono tuttora profondamente grato che insieme abbiamo avuto il coraggio di seguire quel sogno.