Pastorelli – Gli anni più belli della mia vita professionale
Non ci volle molto prima che mi rendessi conto che molti showroom non rendevano pienamente giustizia alla bellezza delle collezioni ceramiche italiane. Le scatole erano impilate le une sulle altre. I campioni erano sparsi dappertutto. Gli architetti dovevano cercare d’immaginare quale aspetto avrebbe avuto un pavimento o una parete, senza poter vedere realmente il risultato finale. Lo trovavo davvero un peccato. Una bella piastrella merita una bella presentazione. Per questo cominciai a sviluppare personalmente nuovi sistemi espositivi.
Realizzai grandi pannelli di legno sui quali intere composizioni di piastrelle venivano accuratamente incollate e stuccate. Non erano più semplici campioni. Diventarono presentazioni complete. Un architetto poteva vedere l’armonia tra i colori. Un commerciante poteva mostrare ai propri clienti quale aspetto avrebbe realmente potuto avere il risultato finale. Oggi tutto questo può sembrare del tutto normale. Ma all’epoca era un modo innovativo di presentare i prodotti ceramici. Dedicai innumerevoli ore alla ricerca delle composizioni migliori.
Alla scelta del colore giusto per le fughe. Al perfezionamento di ogni dettaglio della finitura. Volevo che ogni pannello raccontasse una storia. Quando in seguito vedevo una di quelle presentazioni in uno showroom, provavo la stessa soddisfazione che forse prova un artista quando contempla davanti a sé un’opera terminata. Non perché il mio nome fosse indicato da qualche parte. Ma perché sapevo che avrebbe aiutato le persone a compiere una scelta migliore.
Lentamente anche altri produttori italiani cominciarono a mostrare interesse per il mio modo di lavorare. Vedevano come rappresentavo Pastorelli nel Benelux. Notavano come presentavo i prodotti. Come costruivo i rapporti con i clienti. E come cercavo non soltanto di vendere un marchio, ma di attribuirgli davvero un posto sul mercato. Un numero sempre maggiore di produttori desiderava che, oltre a Pastorelli, introducessi anche il loro marchio nel Benelux. Era un grande complimento.
Significava che il mio lavoro non passava inosservato. Eppure la mia collaborazione con Alberto e Pastorelli rimase per me molto speciale. La fiducia che mi aveva accordato costituì la base di uno dei periodi più importanti e di maggior successo della mia vita professionale. Non vendevo soltanto prodotti. Contribuivo attivamente a riflettere sul loro ulteriore sviluppo. Trasmettevo ciò che mi raccontavano i clienti. Segnalavo quali colori erano sempre più richiesti. Quali formati preferivano gli architetti.
E quali aspetti tecnici, secondo me, potevano essere migliorati. Non mi sentivo più soltanto un rappresentante. Ero davvero diventato un ponte tra l’Italia e il Benelux. Da una parte c’erano le fabbriche italiane, con la loro maestria artigianale, la loro creatività e le loro conoscenze tecniche. Dall’altra c’erano gli importatori, gli architetti, i commercianti e i posatori in Belgio, nei Paesi Bassi e in Lussemburgo. Il mio compito era collegare quei due mondi.
Non dovevo tradurre soltanto la lingua. Dovevo anche comprendere la mentalità, le aspettative e le necessità di entrambe le parti. Quella fiducia cresceva anno dopo anno. E insieme a essa cresceva anche la mia rete di rapporti umani. Incontrai imprenditori che divennero amici per tutta la vita. Architetti che continuarono a telefonarmi quando avevano bisogno di un consiglio. Importatori che non mi consideravano più soltanto un fornitore, ma un vero partner. Per me era questa la ricompensa più grande.
Non soltanto i risultati di vendita. Ma soprattutto la fiducia. Alberto, proprio come Medardo, contribuì in misura importante al grande successo che ebbi il privilegio di vivere per oltre quindici anni. Medardo mi aveva mostrato la porta verso Pastorelli. Alberto mi diede poi la fiducia e la libertà necessarie per attraversarla e sviluppare pienamente le mie capacità. Entrambi hanno conquistato, ciascuno a modo proprio, un posto indelebile nella mia vita professionale.
Quando oggi ripenso a quegli anni, sento ancora lo stesso calore nel cuore. Furono anni intensi. Anni di duro lavoro. Migliaia e migliaia di chilometri percorsi. Innumerevoli incontri. Ma furono anche anni nei quali ogni mattina mi alzavo con entusiasmo. Perché sentivo che stavo costruendo qualcosa che aveva un significato. Non soltanto per me stesso. Ma insieme a tante altre persone. Ancora oggi Alberto e io siamo in contatto. Gli anni sono trascorsi.
Le nostre vite professionali sono cambiate. Ma il rispetto e l’ammirazione che proviamo l’uno per l’altro sono rimasti. Questa è forse la prova più bella che la nostra collaborazione si è sempre basata su molto più che semplici affari. Era costruita sulla fiducia. Sulla lealtà. E su una sincera stima reciproca come esseri umani. Forse proprio per questo quegli anni appartengono ai periodi per i quali oggi provo maggiore gratitudine. Non perché tutto fosse perfetto.
Ma perché ogni giorno ebbi il privilegio di svolgere un lavoro che amavo davvero. E perché potei svolgere quel lavoro con una persona che credeva in me e mi concedeva lo spazio necessario per realizzare le mie idee. Quando una persona lavora con sincera passione, persino le giornate più lunghe non sembrano più un sacrificio. Diventano un privilegio. Un privilegio che non tutti hanno la possibilità di vivere.
E oggi comprendo quanto sia stato fortunato ad aver potuto trascorrere quegli anni al fianco di Alberto Pastorelli.



