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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Medardo Maseroli – L’uomo che credette in me

Oggi, quando ripenso ai miei primi anni nel mondo della ceramica, c’è un volto che ritorna nella mia memoria più nitido di tutti gli altri. Il volto di Medardo Maseroli. Nel corso di una vita incontriamo migliaia di persone. Clienti. Fornitori. Colleghi. Amici. La maggior parte svanisce lentamente dalla nostra memoria. Ma alcune persone rimangono per sempre con noi. Non per ciò che possedevano. Ma per ciò che hanno significato per noi.

Medardo apparteneva a quelle persone rare e speciali. Fin dal nostro primo incontro sentii che era diverso. Non guardava soltanto i numeri. Guardava le persone. Ascoltava con attenzione. Faceva domande ponderate. E cercava davvero di comprendere la persona che aveva davanti. Fu questo che mi colpì immediatamente in lui. Ben presto le nostre conversazioni andarono molto oltre le sole piastrelle ceramiche. Parlavamo d’impresa. Di responsabilità. Di famiglia. Di fiducia. Un giorno disse qualcosa che non ho mai dimenticato:

«Puoi perdere un ordine, ma non perdere mai la tua credibilità.» Quelle parole sono rimaste per sempre incise nel mio cuore. Perché, in fondo, la credibilità è forse il capitale più grande di un imprenditore. Tutto il resto può scomparire. Un’impresa. Un contratto. Una fabbrica. Ma finché le persone continuano ad avere fiducia nella tua parola, puoi sempre ricominciare. Medardo vide che ero disposto a lavorare senza guardare le ore. Sapeva che non esitavo a percorrere migliaia di chilometri per un cliente.

Comprendeva che, per me, vendere semplicemente un prodotto non bastava. Volevo comprendere. Volevo migliorare. Volevo costruire qualcosa insieme agli altri. Lentamente nacque tra noi un legame di rispetto reciproco. Per me la sua fiducia valeva più di qualsiasi contratto. Perché quando una persona con tanta esperienza crede in te, ti dona anche il coraggio di andare oltre ciò che tu stesso avevi mai ritenuto possibile. Medardo non mi offrì soltanto delle opportunità.

Mi affidò delle responsabilità. E la responsabilità è forse uno dei doni più grandi che una persona possa fare a un’altra. Perché significa che qualcuno crede davvero che tu sia capace di assumerti quella responsabilità. In un momento importante della mia vita, andò persino oltre. Mi sostenne con centomila franchi belgi. All’epoca era una somma considerevole. Ma ciò che mi toccò più profondamente non fu soltanto il denaro. Fu la fiducia che vi stava dietro.

Credeva in me. Credeva nei miei progetti. Ed era disposto a trasformare quella fiducia in un gesto concreto. Quel sostegno non mi diede soltanto respiro finanziario. Mi diede soprattutto nuovo coraggio. Sentii di non essere solo. Che una persona con conoscenza ed esperienza vedeva in me possibilità che allora forse io stesso non riuscivo ancora a cogliere pienamente. La nostra collaborazione non si limitò a un unico progetto. Nel corso degli anni, Medardo e io collaborammo in diversi ambiti.

Nel mondo delle piastrelle, fu lui a presentarmi a Pastorelli. Quell’incontro sarebbe diventato di straordinaria importanza per il resto della mia carriera. Grazie a Medardo, un’altra porta si aprì per me. Una porta che più tardi avrebbe condotto ad alcuni degli anni più belli della mia vita professionale. Insieme a Medardo e ad alcuni altri importatori cercammo anche di unire le nostre forze. Organizzammo acquisti comuni sotto il nome Import Belgium. Il principio era semplice.

Collaborando potevamo acquistare quantità maggiori, ottenere condizioni migliori e presentarci più forti davanti ai produttori. Era un modo di pensare che si adattava bene a noi. Non voler fare tutto da soli. Ma cercare ciò che diventa possibile quando le persone si fidano reciprocamente e uniscono le proprie forze. In seguito Medardo finanziò anche l’intero progetto riguardante le macchine automatiche da caffè Brasilia. In questo modo i due grandi mondi della mia vita professionale si riunirono ancora una volta.

Il caffè, da cui tutto era cominciato. E la fiducia di un uomo che avevo conosciuto grazie al mondo della ceramica. Collaborammo anche al di fuori del mondo del caffè e delle piastrelle. Attraverso la nostra divisione sportiva, cominciammo a importare scarpe da calcio dalla regione italiana delle Marche. Erano scarpe da calcio di altissima qualità, commercializzate con il marchio

Torrione D’Oro. Anche in questo vedevamo delle possibilità. Artigianato italiano. Un prodotto di alta qualità.

E la convinzione che la qualità, alla fine, trovi sempre la strada verso le persone giuste. Oltre a questi progetti, ci furono molte altre forme di collaborazione. Non ogni iniziativa assunse le stesse dimensioni. Non ogni progetto ebbe lo stesso successo. Ma alla base c’era sempre la stessa fiducia reciproca. Medardo credeva nel mio impegno e nelle mie idee. Io avevo fiducia nella sua esperienza, nel suo giudizio e nella sua parola.

Cercai sempre di non tradire mai quella fiducia. Naturalmente non eravamo sempre d’accordo su tutto. Era del tutto normale. Il rispetto non significa dover avere sempre la stessa opinione. Significa continuare ad apprezzarsi anche quando si vedono le cose in modo diverso. Proprio in questo risiedeva la forza della nostra collaborazione. Inoltre, Medardo era molto più di un uomo d’affari. Era anche uno scultore molto conosciuto. Nella sua arte emergeva un altro lato della sua personalità.

L’uomo sensibile. L’artista che non guardava soltanto la forma esteriore, ma anche ciò che viveva nel profondo di una persona. Lavorava la pietra, ma sapeva rendere visibili i sentimenti al suo interno. La serenità. La gioia. Il dolore. La speranza. Forse anche per questo comprendeva così bene le persone. Uno scultore, infatti, non guarda soltanto ciò che è visibile all’esterno. Cerca di scoprire ciò che si nasconde dentro. Dopo la sua morte, mi attendeva un gesto speciale e commovente.

Secondo la sua ultima volontà, avrei potuto scegliere per primo un’opera d’arte della sua collezione. Sua moglie Rita e i suoi figli Yvan e Igor rispettarono quella volontà e mi diedero la possibilità di scegliere personalmente un’opera. Mi commosse profondamente. Significava che Medardo aveva pensato a me prima di morire. Tra tutte le sue opere scelsi una scultura che mi colpì immediatamente. Era realizzata in marmo bianco di Carrara e raffigurava la Madonna.

L’opera aveva due lati diversi. Quando giravo la scultura in marmo, da un lato vedevo una Madonna che irradiava serenità, pace e felicità. Dall’altro lato appariva un volto completamente diverso. Quello di una donna, bianca come il marmo, dallo sguardo triste e addolorato. Era la stessa opera. La stessa pietra. Eppure ogni lato raccontava una storia completamente diversa. Tra tutte le opere che avrei potuto scegliere, sentii che proprio quella scultura mi apparteneva.

Mostrava i due volti della vita. Gioia e dolore. Speranza e sofferenza. Calma e inquietudine. Luce e oscurità. Non sempre l’una può esistere senza l’altra. Come ogni vita umana, anche la mia è composta di giorni luminosi e di giorni oscuri. Di fiducia che fu ripagata. E di fiducia che a volte fu tradita. Di progetti riusciti. E di sogni andati perduti. Forse proprio per questo l’opera mi toccò così profondamente. Rifletteva qualcosa della mia vita.

L’uomo che voleva sempre andare avanti. Ma anche l’uomo che spesso portava le proprie preoccupazioni e il proprio dolore nel profondo di sé. Per me la scultura era molto più di un’opera d’arte. Medardo l’aveva scolpita con le proprie mani nel marmo bianco di Carrara. Le sue mani avevano dato forma alla pietra. I suoi pensieri e sentimenti continuavano a vivere in essa.

Considero il fatto di aver potuto scegliere per primo un’opera d’arte, secondo la sua ultima volontà, una delle testimonianze più personali e preziose della nostra amicizia. Quando guardo la scultura, penso a Medardo. Alle opportunità che mi ha dato. A tutto ciò che abbiamo costruito insieme. Alla sua fiducia in me. Ma anche al dolore che una persona lascia quando scompare per sempre dalla nostra vita.

Negli anni successivi, ogni volta che mi trovavo davanti a decisioni difficili, ripensavo spesso alle conversazioni con lui. Non perché avesse una risposta per tutto. Ma perché mi aveva insegnato a fare le domande giuste. E a volte la domanda giusta vale molto più di una risposta rapida. Soltanto quando non ci fu più capii davvero quanto profondamente avesse influenzato la mia vita. Alcune persone lasciano degli edifici. Altre lasciano imprese di successo.

Medardo lasciò qualcosa che per me valeva molto di più. Ricordi. La sua fiducia. E un’opera d’arte nella quale le sue mani, la sua anima e la sua amicizia resteranno presenti per sempre. Ricordo un uomo disposto ad accordare fiducia alle persone, a volte ancora prima che avessero potuto dimostrare pienamente il proprio valore.

Un uomo che giudicava gli altri in base al loro carattere. Non soltanto in base a ciò che potevano realizzare.

Ancora oggi, quando pronuncio il suo nome, provo la stessa profonda gratitudine. Non soltanto perché mi aiutò a crescere professionalmente. Ma perché confermò qualcosa in cui avevo sempre creduto. Gli affari cominciano sempre dalle persone. E una stretta di mano sincera può talvolta valere molto più di un contratto di cento pagine. Per questo Medardo Maseroli avrà sempre un posto molto speciale nel mio cuore. Non soltanto come socio d’affari. Ma anche come amico.

Come mentore. Come artista. E come l’uomo che, in uno dei momenti più importanti della mia vita, mi disse: «Vai avanti. Io credo in te.» A volte una sola frase basta a cambiare la direzione di una vita. Per me Medardo fu quell’uomo.

La Madonna in marmo bianco di Carrara, scolpita personalmente da
La Madonna in marmo bianco di Carrara, scolpita personalmente da

Medardo Maseroli. Dopo la sua scomparsa, secondo il suo ultimo desiderio e con il consenso della moglie Rita e dei figli Yvan e Igor, mi fu concesso di scegliere per primo un’opera d’arte. La scultura ha due volti:

in questa fotografia se ne vede soltanto uno; sul retro, la stessa Madonna mostra un’espressione completamente diversa, triste e tormentata. Quest’opera straordinaria unisce così la gioia e il dolore della vita.