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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Le persone che trasformarono una casa in un vero focolare

Ma un vero focolare non è fatto soltanto dalle persone che vi abitano. Anche le persone intorno a noi divennero una parte importante della nostra vita. Avemmo la fortuna di avere dei vicini meravigliosi. Fra loro c’erano Jules e Alphonsine. Quello che ebbe inizio come un normale rapporto di vicinato si trasformò in un’amicizia che avrebbe resistito alla prova del tempo. A più di cinquant’anni di distanza, siamo ancora amici.

Quando oggi mi soffermo a pensarci, trovo che già questo sia qualcosa di davvero straordinario. Perché nel corso degli anni abbiamo condiviso molto più di una strada o di un quartiere. Festeggiavamo insieme. I compleanni. Ci sedevamo insieme attorno al tavolo. Ridevamo. I nostri figli giocavano insieme e crescevano fianco a fianco. Andavamo persino in vacanza insieme. In Italia. In Francia. In Inghilterra. Non erano viaggi spettacolari, pensati per fare colpo sugli altri.

Erano i viaggi di giovani famiglie che si godevano la vita insieme. I bambini giocavano. Noi parlavamo. Mangiavamo insieme. Scoprivamo luoghi nuovi. E, senza rendercene conto allora, stavamo creando ricordi che, più di mezzo secolo dopo, sarebbero stati ancora vivi. Forse furono proprio quelli i nostri anni più ricchi. Non perché possedessimo molto. Ma perché condividevamo così tanto. Quando oggi ripenso a quel bungalow, non vedo soltanto la casa. Sento le voci dei bambini.

Vedo Marco e Michael. Vedo Dorina. Vedo Jules e Alphonsine. Vedo gli amici attorno al tavolo. I compleanni. Le feste. Le vacanze. Le lunghe conversazioni. E tutti quei momenti ordinari dei quali si comprende soltanto molto più tardi quanto fossero, in realtà, straordinariamente preziosi. Credo che questa sia la ragione per cui tante persone della mia generazione avevano un rispetto così profondo per ciò che possedevano. Non perché fossero avare. Ma perché comprendevano quanta fatica si nascondesse dietro ogni acquisto.

E, cosa forse ancora più importante: perché imparammo che il valore di una casa, alla fine, non è determinato da ciò che contiene. Ma da ciò che si vive al suo interno. Quando oggi ripenso a quegli anni, non è dunque il bungalow la prima cosa che vedo. Vedo Dorina. Vedo i nostri figli. Vedo due giovani che guardavano al futuro pieni di fiducia. Parlavamo dei nostri figli. Dei viaggi che un giorno avremmo fatto.

Dei nostri sogni. Credevamo davvero che, con il passare degli anni, la vita sarebbe diventata sempre più bella. E quando oggi ripenso a tutto questo... Era proprio quella fiducia a renderci felici. Non avremmo mai potuto immaginare quali svolte inattese la vita avesse ancora in serbo per noi. Che sarebbero arrivati momenti in cui avremmo dovuto ricominciare completamente da capo.

Che avremmo vissuto momenti di immensa gioia. Ma anche momenti di profondo dolore.

Per fortuna, la vita non ci mostra in anticipo ciò che il futuro ci riserva. E forse questa è una delle sue più grandi benedizioni. Perché se, da giovani, sapessimo già quali difficoltà ci attendono più avanti, molti di noi perderebbero il coraggio di proseguire. La vita ci offre invece qualcosa di molto più prezioso. La speranza. E la speranza era l’ospite più fedele del nostro primo bungalow.

Ancora oggi, quando chiudo gli occhi, riesco a sentire il suono di quella chiave che girava per la prima volta nella serratura. Durò soltanto pochi secondi. Eppure quella chiave aprì la porta a molto più di una casa. All’infanzia dei nostri figli. Ad amicizie destinate a durare tutta la vita. Ai compleanni e alle vacanze. Alle risate attorno al tavolo. A giorni ordinari che, in seguito, sarebbero diventati ricordi preziosi. A una vita che, in quel momento, potevamo ancora soltanto immaginare.

A volte mi domando se la felicità non sia molto più semplice di quanto pensiamo. Forse la felicità non comincia con una grande ricchezza. Forse comincia il giorno in cui due persone trovano il coraggio di guardarsi e di dire: «Questa... diventerà casa nostra.» E forse soltanto molti anni dopo scopriamo che cosa significasse davvero quella piccola parola. Casa non fu mai soltanto l’edificio. La vera casa erano le persone che, insieme a noi, la riempivano di vita.

Jules e Alphonsine, i nostri carissimi amici, con i quali condividiamo una profonda amicizia da oltre cinquant’anni.
Jules e Alphonsine, i nostri carissimi amici, con i quali condividiamo una profonda amicizia da oltre cinquant’anni.