← Tutti i capitoliTorna al sito

RENATO ROSSI · Edizione integrale

Impostazioni di lettura

Il primo ritorno in Italia

Nell’estate del 1953 tornai per la prima volta nel Paese in cui ero nato. Avevo cinque anni. Fino ad allora, quasi tutta la vita che potevo ricordare si era svolta in Belgio. Conoscevo l’Italia soprattutto attraverso i racconti dei miei genitori. Attraverso i nomi dei familiari. Attraverso i ricordi che, durante le conversazioni intorno alla nostra tavola, tornavano a vivere. Ma ora saremmo tornati davvero.

Viaggiammo su un treno della Wasteels, come tante famiglie italiane che in quegli anni partivano dal Belgio per fare ritorno alla propria regione d’origine. Il treno era sovraffollato. Viaggiavamo con tutta la famiglia. Ognuno portava con sé dei bagagli. Cibo per il viaggio. Bevande. E tutto ciò che serviva per un viaggio molto più lungo e faticoso di quelli che conosciamo oggi. Spesso le persone erano costrette a rimanere in piedi.

Alcune avevano persino portato una sedia per potersi sedere ogni tanto durante il tragitto. Eppure, nonostante i disagi, regnava un’atmosfera particolare. Si parlava. Si rideva. Si cantava. E si giocava a carte. In ogni vagone si respirava la stessa attesa. Le persone tornavano dai genitori che non vedevano da molto tempo. Dai fratelli e dalle sorelle. Nei paesi di cui portavano ancora nel cuore ogni strada. Per gli adulti era un ritorno.

Per me era una scoperta. Quando arrivammo a Loreto Aprutino, incontrai familiari che mi conoscevano attraverso racconti e fotografie, ma che per me erano ancora quasi degli estranei. Zia Ida. Primo. E la famiglia di mia madre, legata alla fattoria in cui la sua vita di un tempo era ancora tangibilmente presente. Per la prima volta vidi il mondo dal quale provenivano i miei genitori. Il luogo in cui avevano vissuto da bambini.

In cui avevano lavorato. In cui avevano avuto i loro primi sogni. Da bambino non ne comprendevo ancora pienamente il significato. Sapevo soltanto che le persone erano felici di vederci. Che nomi uditi tante volte a casa acquistavano improvvisamente un volto. E che l’Italia mi sembrava nello stesso tempo familiare e nuova. Era il Paese in cui ero nato. Ma il Belgio era il Paese dei miei primi ricordi.

Forse proprio durante quel viaggio cominciai a comprendere, senza ancora saperlo esprimere, che una persona può sentirsi legata a più di un luogo. Non dovevo scegliere tra l’Italia e il Belgio. Entrambi i Paesi sarebbero diventati parte di me. L’Italia mi diede le mie origini. Il Belgio mi diede la mia vita. Quel primo ritorno a Loreto Aprutino fu dunque molto più di una visita alla famiglia. Fu il mio primo incontro con le mie radici.

Radici che non avevo piantato io. Ma che avrebbero continuato a nutrirmi per tutta la vita.

La nostra famiglia in Belgio nel 1948, all’inizio di una nuova vita.
La nostra famiglia in Belgio nel 1948, all’inizio di una nuova vita.
Con la mia amatissima zia Ida, sorella di mio padre.
Con la mia amatissima zia Ida, sorella di mio padre.
Una vecchia fotografia di un viaggio in treno verso l’Italia, organizzato da Wasteels. Per molte famiglie italiane in Belgio, era il tanto atteso ritorno dai propri cari e al paese natale.
Una vecchia fotografia di un viaggio in treno verso l’Italia, organizzato da Wasteels. Per molte famiglie italiane in Belgio, era il tanto atteso ritorno dai propri cari e al paese natale.