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RENATO ROSSI · Edizione integrale

Impostazioni di lettura

Il cerchio si chiude

La storia di una vita non comincia mai veramente dalla prima pagina. Molto prima della mia nascita vi erano già persone che compivano scelte grazie alle quali il mio cammino divenne possibile. I miei genitori. I miei nonni. Le generazioni che li precedettero, delle quali non conosco più tutti i nomi, ma le cui vite continuano comunque a operare, da qualche parte, nella mia. Quando cominciai questo libro, guardavo soprattutto indietro. A Loreto Aprutino.

Al quartiere minerario. A mio padre che scendeva nell’oscurità. A mia madre che teneva unita la nostra famiglia con il proprio amore. Al ragazzo che ero e che ancora non sapeva quali strade lo attendessero. Ora che mi avvicino alla fine, guardo nuovamente avanti. A Michael. A Chiara, Laura, Helena e Andreas. Alle persone che forse un giorno apriranno queste pagine quando la mia voce non si potrà più udire.

Lì, tra lo sguardo rivolto indietro e quello rivolto avanti, sento il cerchio chiudersi. Non come una porta che si chiuda per sempre. Ma come un movimento che ritorna alla propria origine e da lì riprende nuovamente il cammino. Mio padre partì dall’Italia con la speranza che i suoi figli avrebbero avuto una vita migliore. Non poteva sapere che uno di quei figli, un giorno, avrebbe scritto la sua storia.

Non poteva immaginare che forse i suoi pronipoti avrebbero letto della miniera, del quartiere minerario e del coraggio con cui ricominciò. Mia madre non poteva sapere che le sue cure quotidiane, che allora sembravano così semplici e naturali, sarebbero poi diventate una delle lezioni più importanti di questo libro. E Marco non poteva sapere quante pagine avrei scritto un giorno per custodire chi fosse veramente. Eppure sono tutti presenti. Non soltanto in ciò che racconto di loro.

Ma anche nel modo in cui ho imparato a guardare la vita. Mio padre continua a vivere nel mio rispetto per il lavoro onesto. Mia madre nella mia convinzione che l’amore diventi visibile soprattutto nei gesti. Marco nella mia curiosità e nel mio rifiuto di accettare troppo in fretta la parola impossibile. Anche Michael mi ha insegnato che l’amore non chiede a una persona di seguire la stessa strada.

E i miei nipoti mi ricordano che la storia di una famiglia non è un punto d’arrivo. È il terreno sul quale nuove vite possono scegliere la propria direzione. Forse è questo il vero significato di un cerchio. Non che torniamo esattamente nel luogo in cui tutto ebbe inizio. Torniamo come persone diverse. Con più ricordi. Con cicatrici. Con gratitudine. E con la consapevolezza di aver ricevuto, lungo la strada, qualcosa che non possiamo tenere soltanto per noi.

Dai miei genitori ricevetti un inizio. Da Dorina ricevetti una vita condivisa. Da Marco e Michael ricevetti il privilegio di essere padre. Dai miei nipoti ricevetti uno sguardo sul futuro. Dai miei amici ricevetti fedeltà, sostegno e innumerevoli ricordi. Dalle persone che mi delusero ricevetti, spesso contro la mia volontà, lezioni sui limiti e sul perdono. E dalla vita ricevetti tempo. Non un tempo infinito. Ma sufficiente per lavorare. Sognare. Cadere. Rialzarmi.

E infine mettere per iscritto queste parole. Ora trasmetto la storia. Non come una verità perfetta. Non come un manuale che gli altri debbano seguire. Ma come una testimonianza. Questo è il modo in cui ho vissuto il mio cammino. Queste sono le persone che mi hanno formato. Questi sono gli errori dai quali spero che altri possano imparare qualcosa. E questo è l’amore che non voglio vada perduto. Il cerchio si chiude.

Ma la storia non è finita. Dal momento in cui un lettore prende in mano queste pagine, ricomincia a muoversi.

Forse in un ricordo. Forse in una conversazione intorno a un tavolo di famiglia. Forse in una domanda di un nipote. O nel coraggio di qualcuno che, dopo una giornata difficile, decide di rialzarsi ancora una volta. Allora ciò che ho ricevuto viene nuovamente trasmesso. E proprio in questo risiede, per me, il senso di questo libro.

Non che la mia storia debba essere ripetuta all’infinito. Ma che l’amore che l’ha preceduta continui a trovare la propria strada verso il futuro.

Da sinistra a destra: José, Kosta, Claudio, Corinto e io. Da quando sono in pensione ci ritroviamo ogni giorno per un caffè o un cappuccino, per parlare di tutto e fare una passeggiata.
Da sinistra a destra: José, Kosta, Claudio, Corinto e io. Da quando sono in pensione ci ritroviamo ogni giorno per un caffè o un cappuccino, per parlare di tutto e fare una passeggiata.