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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Il mio primo amore

Ci sono persone che restano per sempre nella nostra vita. E ce ne sono altre che rimangono con noi soltanto per alcune settimane o alcuni mesi. Eppure anche loro restano nel nostro cuore per tutta la vita. Il mio primo amore fu una di quelle persone. Avevo diciotto anni. Era il 1966. Ero ancora giovane, ma già a un’età in cui si comincia lentamente a scoprire il mondo degli adulti.

Per me l’amore era ancora soltanto una parola della quale dovevo imparare il vero significato. E poi lei entrò nella mia vita. Si chiamava Michalizza. Era una giovane ragazza di origine greca. Ci incontrammo a Schaerbeek, a Bruxelles. Ancora oggi, quando ripenso a lei, sul mio volto appare spontaneamente un sorriso. Era una ragazza molto bella, ma a rimanermi impressi furono soprattutto i suoi splendidi capelli lunghi e scuri, che le ricadevano sulle spalle in morbidi riccioli.

Li trovavo particolarmente belli. Forse è per questo che, dopo tanti anni, un ricordo di lei è ancora così nitido nella mia mente. Stavamo ballando insieme. In sottofondo si sentiva Adamo con Une mèche de cheveux. Una ciocca di capelli. In quel momento era semplicemente una bella canzone sulla quale ballavamo insieme. Ma pochi istanti dopo, quella canzone avrebbe assunto per me un significato che avrei ricordato per tutta la vita. Era il nostro ultimo ballo.

Sapevo di dover partire. E anche lei sapeva che era giunto il momento di salutarci. Non ci furono grandi parole. Né promesse drammatiche. Soltanto la silenziosa consapevolezza che un bel momento stava per finire. Allora Michalizza fece qualcosa che non ho mai dimenticato. Prese un paio di forbici. Tagliò una piccola ciocca dei suoi lunghi capelli scuri. Con grande cura la depose in una busta. Su quella busta disegnò un cuoricino. Poi mi diede la busta.

E prima di salutarci mi diede un tenero bacio sulla guancia. Avevo diciotto anni. Forse allora non riuscivo ancora a comprendere pienamente perché quel piccolo gesto mi avesse toccato così profondamente. Ma sentivo che era qualcosa di speciale. Un piccolo frammento di se stessa che mi affidava. Un ricordo di ciò che avevamo vissuto insieme. Da quel giorno, Une mèche de cheveux non sarebbe mai più stata per me soltanto una canzone.

Ogni volta che in seguito la sentivo, mi riportava per un istante a quell’ultimo ballo. A Michalizza. Ai suoi lunghi capelli scuri. A quella busta con il cuoricino. E a quel tenero bacio sulla guancia. Forse è proprio questo che rende tanto speciale un primo amore. A quell’età tutto si sente più intensamente. Uno sguardo. Un sorriso. Alcune parole condivise. E all’improvviso il cuore comincia a battere più forte. Non avevamo bisogno di viaggi costosi.

Né di regali. Né di grandi promesse. Stare semplicemente insieme bastava per essere felici. Poco a poco scoprii che cosa significasse svegliarsi con qualcuno nei propri pensieri. Attendere con impazienza il momento in cui l’avresti rivista. Sentirsi felice non appena appariva il suo volto. E avvertire un vuoto quando lei non c’era. Era un amore giovane. Un amore sincero. Un amore innocente. Come soltanto un primo amore sa essere. A quell’età pensiamo spesso che momenti simili dureranno per sempre.

Più tardi la vita ci insegna che talvolta sceglie una strada diversa. Alla fine le nostre strade si separarono. Senza rancore. Senza drammi. Semplicemente perché la vita condusse ciascuno di noi verso un futuro diverso. Allora non capivo perché alcuni incontri dovessero essere così brevi. Oggi li guardo in modo diverso. Alcune persone non entrano nella nostra vita per restarvi per sempre. Entrano nella nostra vita per aiutarci a crescere. Per insegnarci qualcosa su noi stessi.

Michalizza mi fece conoscere la bellezza di un primo amore. La tenerezza di sentimenti che avevano appena cominciato a sbocciare. E mi insegnò che si può essere grati per un bel capitolo della propria vita, anche quando non è durato per sempre. Non ripenso a quel periodo con tristezza o rimpianto. Soltanto con gratitudine. Perché ogni persona che ha incrociato il mio cammino ha contribuito, in un modo o nell’altro, a fare di me l’uomo che sono diventato.

Più tardi, quando incontrai Dorina, ero già un uomo diverso. Più maturo. Più consapevole di chi ero. E meglio preparato a costruire una vita insieme a qualcuno. Ma so anche che ogni periodo della nostra vita ci prepara a quello successivo. Senza i primi passi non possono esserci grandi viaggi. Senza i nostri primi sentimenti non possono nascere grandi amori. Per questo oggi ripenso con tenerezza al mio primo amore. Non come a una storia rimasta incompiuta.

Ma come a un bel capitolo della mia giovinezza. E quando oggi, tanti anni dopo, ascolto Une mèche de cheveux, a volte rivedo Michalizza davanti a me. I suoi lunghi capelli scuri. Le forbici nella sua mano. La piccola ciocca che depose in una busta. Il cuoricino che vi disegnò sopra. E quell’ultimo tenero bacio sulla mia guancia. Alcuni ricordi non invecchiano. Diventano soltanto più silenziosi. Ma non scompaiono mai.