Il lungo periodo che non ricordo
Non tutti i periodi importanti della vita di una persona si conservano sotto forma di ricordi. Alcuni avvenimenti li conosciamo soltanto attraverso ciò che gli altri ci hanno raccontato in seguito. È così anche per uno dei primi capitoli difficili della mia vita. Ero ancora piccolissimo quando ebbi gravi problemi respiratori. La mia salute era talmente fragile che fui ricoverato per un lungo trattamento in un ospedale di Lovanio.
Secondo ciò che mi venne raccontato più tardi in famiglia, quel ricovero durò circa un anno e mezzo. Con il passare del tempo, le date precise sono andate perdute. Io non conservo immagini nitide di quel periodo. Nessuna stanza. Nessuna infermiera. Nessun letto. Nessuna voce che riesca ancora a ricordare. Ero semplicemente troppo piccolo. Ma la mancanza di ricordi non rende quel periodo meno reale. I miei genitori si erano appena ricongiunti in Belgio con la loro famiglia.
Avevano lasciato la patria per costruire insieme una nuova vita. E quella nuova vita era appena cominciata quando dovettero affidare il loro bambino alle cure di un ospedale. Quando oggi provo a immaginare che cosa abbia significato per loro, mi rendo conto ancora una volta di quante preoccupazioni abbiano sopportato in silenzio. Mio padre lavorava nelle profondità della terra. Mia madre cercava di tenere unita la famiglia in un Paese di cui conosceva ancora a malapena la lingua.
E da qualche parte, a Lovanio, il loro bambino si trovava lontano dal calore familiare di casa. Non voglio attribuire loro sentimenti che non mi hanno mai descritto personalmente. Ma ogni genitore sa quanto ci si senta impotenti quando un figlio è malato. Vorresti prendere su di te il suo dolore. Daresti qualsiasi cosa per avere la certezza che tutto tornerà a posto. Eppure, qualche volta, non puoi fare altro che aspettare.
Sperare. E affidarti alle persone che si prendono cura di tuo figlio. Alla fine tornai dalla mia famiglia. La mia salute migliorò abbastanza da permettermi di continuare la mia infanzia nella mia cité De Lindeman. Fu lì che cominciò la parte della mia vita di cui conservo ricordi miei. Le strade. Gli altri bambini. La chiesa. I profumi provenienti dalle cucine. I minatori che tornavano a casa. Può sembrare strano che un’assenza di un anno e mezzo abbia lasciato così poche immagini.
Ma una persona non è fatta soltanto di ciò che ricorda. Anche le storie che gli altri ci raccontano su noi stessi diventano parte di ciò che siamo. Quel lungo periodo trascorso in ospedale appartiene alla mia vita, anche se non riesco a farlo riapparire davanti ai miei occhi. Mi ricorda quanto possa essere fragile un inizio. E quanto amore e quante cure siano talvolta necessari prima che un bambino diventi abbastanza forte da cominciare a costruire i propri ricordi.