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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Grato per ciò che rimane

Quando oggi ripenso alla mia vita, mi rendo conto di quanto sia facile soffermarsi soltanto su ciò che abbiamo perduto. La perdita parla a voce alta. Attira la nostra attenzione sui posti rimasti vuoti. Sulle voci che non udiamo più. Su tutto ciò che non tornerà mai più. Ciò che è rimasto, invece, spesso parla molto più piano. Anch’io avrei potuto scegliere di continuare a vivere soltanto nel mio dolore.

Dopo la morte di Marco, vi furono giorni in cui non riuscivo quasi a vedere altro che la sua assenza. Non fu una scelta. Era il lutto. Chi perde un figlio porta con sé quel dolore per il resto della vita. Non scompare. Cambia soltanto forma. Ma lentamente cominciai a scoprire che il dolore e la gratitudine possono esistere l’uno accanto all’altra. Essere grati non significa sentire meno la mancanza. Non significa dimenticare.

E certamente non significa che la ferita sia guarita. Significa che, accanto a tutto ciò che ci è stato tolto, osiamo tornare a guardare anche ciò che la vita continua a donarci. Sono rimasto il padre di Marco. La morte non ha cambiato nulla di questo. Sono grato per i trentasette anni durante i quali ho potuto chiamarlo mio figlio. Per le nostre conversazioni. I nostri viaggi. I nostri sogni. La nostra collaborazione.

E per l’amicizia che era cresciuta tra noi. Ma sono anche il padre di Michael. E negli ultimi anni io e Michael abbiamo costruito un legame che, sul piano emotivo, è diventato più profondo di quanto avessi mai osato sperare. Forse persino forte quanto il legame che un tempo avevo con Marco. Non uguale. Perché nessun legame tra due persone è mai completamente uguale a un altro. E un figlio non potrà mai sostituire l’altro.

L’amore non fa paragoni. L’amore crea semplicemente nuovo spazio nel cuore. Quel riavvicinamento tra me e Michael nacque da un avvenimento che, in un primo momento, trovai particolarmente difficile da accettare. La relazione nata tra Michael e Tina, la prima moglie di Marco, fece emergere in me, all’inizio, molti sentimenti contrastanti. Ricordavo il dolore che Marco aveva conosciuto durante e dopo la loro separazione. Come padre, volevo continuare a proteggerlo anche dopo la sua morte.

Per questo una parte di me si opponeva a quella nuova realtà. Ma ancora una volta la vita mi ha insegnato che non siamo sempre noi a decidere per quale strada la riconciliazione e la felicità ritornino da noi. Ciò che inizialmente avevo visto come una minaccia ai nostri ricordi si trasformò lentamente in qualcosa che avvicinò la nostra famiglia. I compleanni e le feste tornarono a essere momenti di calore e di unione.

Il nome di Marco non veniva taciuto. Al contrario. Parliamo apertamente di lui. Raccontiamo aneddoti. Rievochiamo ricordi. Ridiamo delle cose che diceva e faceva. A volte scende una lacrima. Ma per lo più sentiamo soprattutto quanto amore abbia lasciato dietro di sé. Così Marco non rimane legato soltanto al dolore dei suoi ultimi anni. Continua a far parte della nostra vita familiare quotidiana. E di questo sono grato. Sono grato per i miei quattro nipoti.

Chiara. Laura. Helena. E Andreas. Quattro giovani, ciascuno con il proprio carattere, i propri sogni e il proprio posto nel mio cuore. Chiara e Laura sono le figlie di Marco. Quando le guardo, a volte riconosco qualcosa del loro padre. Un sorriso. Un gesto. Un particolare modo di guardare. In quei momenti è come se una piccola parte di lui tornasse improvvisamente vicinissima. Helena e Andreas sono i figli di Michael.

Anche loro portano nella nostra famiglia la propria gioia, la propria spontaneità e le proprie speranze per il futuro. Insieme non formano parti separate. Sono i miei quattro nipoti. Quattro vite di pari valore, che arricchiscono la nostra famiglia ciascuna a modo proprio. Sono grato di averli visti crescere. Di poter ancora far parte della loro vita come padre e come nonno. Di poterli ascoltare. Ridere con loro. E vedere come, poco a poco, cercano la propria strada.

Anche Dorina è al mio fianco ormai da quasi una vita intera. Insieme abbiamo conosciuto una gioia che ci ha colmato il cuore. Ma anche un dolore che un tempo pensavamo fosse impossibile sopportare. Eppure abbiamo continuato ad andare avanti. Non perché fossimo sempre forti. Ma perché a volte amare significa che uno dei due rimane in piedi quando l’altro, per un momento, non riesce più a proseguire.

A volte mi chiedo che cosa penserebbero i miei genitori se potessero vedere oggi la nostra famiglia. Credo che sarebbero orgogliosi. Non perché abbiamo condotto una vita perfetta. Nessuno lo fa. Ma perché, nonostante tutto ciò che è accaduto, non abbiamo mai smesso del tutto di credere nella forza della famiglia. Forse riconoscerebbero qualcosa di sé anche nei loro pronipoti. Uno sguardo. Un gesto. Una forma di determinazione.

Perché, senza rendercene sempre conto, tutti portiamo con noi qualcosa delle persone venute prima di noi. Forse è anche questa la ragione per cui ho scritto questo libro. Non voglio che un giorno i miei figli e i miei nipoti conoscano soltanto i nostri nomi. Voglio che conoscano le nostre storie. Che sappiano da dove venivamo. Che cosa abbiamo vissuto. Che cosa abbiamo sognato. Quali errori abbiamo commesso. E quanto ci siamo amati.

Una famiglia non continua a vivere soltanto nelle fotografie, nei certificati di nascita o nei documenti. Continua a vivere nelle storie raccontate a tavola. Nei valori trasmessi da una generazione all’altra. In un sorriso che improvvisamente fa pensare a qualcuno del passato. E nell’amore che continua a unire le persone, anche quando qualcuno non è più fisicamente presente. Quando oggi guardo la mia vita, quindi, non voglio contare soltanto ciò che mi è stato tolto.

Voglio continuare a vedere anche ciò che mi è stato donato. Dorina. Marco. Michael. I miei quattro nipoti. La mia famiglia. I miei amici. E tutti i ricordi che nessuno potrà mai togliermi. Non è poco. È la mia ricchezza più grande. Il dolore rimane. Ma anche l’amore. E finché quell’amore continua a vivere, la perdita non è mai l’unica cosa che resta. Rimane la gratitudine. La gratitudine per chi c’era. Per chi c’è ancora.

E per tutto ciò che continuerà a unirci per sempre.

Ogni anno, il 27 agosto, la nostra famiglia si riunisce alla Basilica di Scherpenheuvel per rendere omaggio a Marco.
Ogni anno, il 27 agosto, la nostra famiglia si riunisce alla Basilica di Scherpenheuvel per rendere omaggio a Marco.