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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Cristina – la forza silenziosa dietro il nostro sogno

In ogni impresa ci sono persone che si fanno notare immediatamente. Sono quelle che parlano di più. Che stanno in primo piano. Che propongono continuamente nuove idee. Ma ci sono anche persone senza le quali un’impresa non potrebbe mai crescere davvero. Persone che non cercano mai i riflettori, ma che in silenzio, giorno dopo giorno, fanno in modo che tutto continui a funzionare. Per Piramedia, Cristina fu una di quelle persone.

Ricordo ancora molto bene la prima volta che sentii parlare di lei. Ero a casa, immobilizzato da un forte mal di schiena. Marco mi parlò di una sua compagna di studi, con la quale aveva stretto una profonda amicizia durante il loro corso di commercio e comunicazione. Parlava di lei con grande rispetto. Non soltanto perché era particolarmente capace. Ma soprattutto perché era affidabile. Quella parola mi rimase impressa. Affidabile. In seguito ebbi l’opportunità di conoscerla personalmente.

La prima impressione che ebbi di lei non è mai cambiata. Nessuna parola altisonante. Nessun bisogno di mettersi in primo piano. Semplicemente una giovane donna tranquilla che ascoltava attentamente prima di parlare. Era una qualità che apprezzavo particolarmente.

Quando Marco e io decidemmo di fondare Piramedia nella Piramide di vetro di Lummen, volevamo costruire molto più di una semplice impresa. Volevamo formare una squadra. Un gruppo di persone che si completassero a vicenda.

Fin dal primo giorno, Cristina trovò con grande naturalezza il proprio posto all’interno di quella squadra. Ogni impresa ha bisogno di persone capaci di sognare. Ma ha altrettanto bisogno di persone che sappiano come trasformare quei sogni in realtà. Mentre Marco e io discutevamo spesso di decine di idee contemporaneamente, Cristina rimaneva straordinariamente calma. Ascoltava. Prendeva appunti. Non poneva molte domande. Ma erano quasi sempre quelle giuste. E molto spesso furono proprio quelle semplici domande a riportarci alla realtà.

«Chi se ne occuperà?» «Quando dovrà essere pronto?» «Abbiamo già pensato a questo?» A prima vista sembravano domande normali. In realtà erano essenziali. Perché con il solo entusiasmo non si costruisce un’impresa. Servono anche struttura. Organizzazione. Pianificazione. E la capacità di continuare a vedere l’insieme. Cristina possedeva tutte quelle qualità. Ho sempre ammirato le persone che si assumono responsabilità in silenzio, senza aspettarsi applausi. Cristina era una di loro. Quando arrivavano dei visitatori, li accoglieva cordialmente.

Quando un produttore italiano si presentava inaspettatamente alla porta, faceva in modo che tutto fosse organizzato con cura. Quando bisognava preparare o tradurre urgentemente dei documenti, potevamo sempre contare su di lei. Lavorava con la stessa dedizione con cui Marco sviluppava i programmi e con cui io visitavo i nostri clienti. Fu proprio quella affidabilità a infondere fiducia in tutti noi. Naturalmente ridevamo anche molto.

A volte la pressione diventava così forte che bastava una semplice battuta per far scomparire per un momento tutta la tensione. Ricordo ancora bene il suo sorriso. Non una risata fragorosa. Ma un sorriso sincero che rendeva più leggera l’atmosfera nella Piramide. A volte ne avevamo davvero bisogno. Ci furono giorni in cui sembrava che tutti avessero bisogno di qualcosa nello stesso momento. Il telefono continuava a squillare. Il fax stampava un messaggio dopo l’altro.

I visitatori aspettavano. Marco mi chiamava dal suo ufficio perché voleva mostrarmi l’ennesima nuova idea. E io ero appena tornato dall’Italia con nuovi campioni. Eppure, in un modo o nell’altro, riuscivamo sempre a ritrovare la calma. Non perché il lavoro fosse facile. Ma perché tutti erano disposti ad aiutarsi a vicenda. Quello era lo spirito di Piramedia. Nessuno diceva: «Non è compito mio.» Quando da qualche parte serviva aiuto, qualcun altro interveniva senza esitare.

Era una delle qualità che ammiravo maggiormente nella nostra squadra. Quando oggi penso a Cristina, non ricordo soltanto il suo lavoro. Ricordo la sua lealtà. La sua onestà. Il suo impegno. E soprattutto la fiducia che riponeva in noi. Un’impresa non diventa grande grazie a coloro che parlano più forte. Cresce grazie alle persone che, ogni giorno di nuovo e spesso in silenzio, si assumono le proprie responsabilità. Cristina era una di quelle persone.

Per questo il suo contributo merita un posto permanente in questa storia. Contribuì a costruire un sogno che divenne molto più grande di quanto allora avremmo potuto immaginare. Sebbene la vita abbia infine condotto ciascuno di noi lungo una strada diversa, nel mio cuore lei rimarrà sempre legata a uno dei periodi più belli della mia vita. Quando oggi penso alla Piramide di vetro, non vedo soltanto me stesso. Non vedo soltanto Marco.

Vedo anche Cristina. Tranquilla al lavoro. Attenta ad ascoltare. Con la stessa lealtà e dedizione che dimostrò fin dal primo giorno. E per questo le sarò sempre profondamente grato.

Cristina ai tempi di Piramedia — una cara amica di Marco e una forza silenziosa dietro il nostro sogno.
Cristina ai tempi di Piramedia — una cara amica di Marco e una forza silenziosa dietro il nostro sogno.