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RENATO ROSSI · Leggi il libro

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Capitolo 31 Accanto a una persona con disturbo bipolare

Per molto tempo cercai di comprendere la sofferenza di Marco con il linguaggio che conoscevo meglio: dare un nome al problema, cercarne la causa e lavorare a una soluzione. Ma la sofferenza psichica non è una macchina che si ripara continuando a cercare abbastanza a lungo il guasto. Come padre, volevo trovare una chiave. A volte pensavo che quella chiave potesse essere il riposo, un nuovo progetto o la vicinanza della famiglia. Ripensandoci, so quanto poco comprendessimo allora ciò che un disturbo bipolare può provocare nel mondo interiore di una persona. Questa consapevolezza fa male. Non rende più piccolo il mio amore, ma lo rende più umile.

Non sono un medico e questo libro non può fornire una diagnosi né una terapia. Scrivo come un padre che, a posteriori, ha voluto comprendere meglio ciò che suo figlio stava vivendo. Un disturbo bipolare non è neppure la stessa cosa dei normali sbalzi d’umore. Può alternare periodi di depressione a periodi di mania o ipomania, durante i quali possono cambiare profondamente, tra le altre cose, l’energia, il sonno, i pensieri, il modo di parlare e le decisioni. Non tutti manifestano gli stessi segnali e soltanto un professionista qualificato può valutare che cosa stia accadendo.

Per familiari e amici, aiutare comincia spesso dal prestare attenzione ai cambiamenti. La persona dorme molto meno del solito, parla in modo insolitamente rapido, fa progetti impulsivi oppure appare, al contrario, senza speranza, esausta e chiusa in se stessa? Un singolo segnale non dimostra nulla. Un insieme di segnali che modifica il funzionamento quotidiano merita però una conversazione serena e una valutazione professionale. Non giudicate il carattere della persona; descrivete ciò che osservate concretamente.

Ascoltare è diverso dal proporre immediatamente delle soluzioni. Una frase come «Vedo che stai attraversando un momento difficile e voglio capire che cosa sta succedendo» apre più porte di «Devi soltanto pensare positivo». I sentimenti non devono sembrare logici per essere reali. Mantenete la calma, ponete domande semplici e chiarite che chiedere aiuto non è un fallimento. Non promettete di mantenere il segreto se la sicurezza di qualcuno può essere in pericolo.

Durante un periodo stabile, si può preparare insieme alla persona interessata e al professionista che la segue un piano personale dei segnali d’allarme o di crisi. Quali segnali precoci annunciano una fase difficile? Quali eventi aumentano la tensione? Chi si può chiamare? Quali cure e quali abitudini quotidiane sono d’aiuto? Un piano del genere non elimina la malattia, ma evita che durante una crisi tutti debbano ancora capire che cosa fare.

Chi è vicino alla persona può esserle accanto senza assumere il ruolo del medico o del terapeuta. A volte l’amore richiede anche dei limiti: comportamenti pericolosi, imprudenze finanziarie o esplosioni offensive non devono essere accettati in silenzio. È possibile sostenere una persona e, allo stesso tempo, chiedere aiuto all’esterno. Anche il partner, il genitore, il fratello, la sorella o l’amico ha bisogno di riposo, informazioni e, a volte, di un sostegno personale.

Quando una persona dice che vivere è diventato troppo pesante, parla della morte o sembra congedarsi, quelle parole meritano un’attenzione calma e sincera. La domanda semplice «Stai pensando al suicidio?» non fa nascere quell’idea; può invece creare lo spazio per parlarne. Ascoltate senza giudicare. Se vi è un pericolo immediato, restate accanto alla persona e cercate subito aiuto.

Dove trovare aiuto
Non dovete portare tutto questo da soli. Un medico o una linea di ascolto può essere un primo passo.
In caso di pericolo immediato o di vita: 112.
Per il medico di guardia in Belgio: 1733.
In olandese, la linea 1813 è gratuita, anonima e raggiungibile telefonicamente 24 ore su 24 — www.zelfmoord1813.be.
In francese, la linea 0800 32 123 è gratuita, anonima e attiva 24 ore su 24.
Informazioni verificate nel settembre 2026.

Mentre scrivo queste parole, vorrei potermi sedere ancora una volta accanto a lui senza cercare immediatamente una soluzione. Dirgli soltanto: «Non devi proteggermi. Raccontami che cosa ti fa questa giornata». Nessuna frase offre certezze, ma la vicinanza comincia dove finisce il giudizio. Chi vive accanto a una persona che soffre psichicamente deve sapere che l’amore non sostituisce una terapia - e che, nonostante ciò, resta di vitale importanza.