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RENATO ROSSI · Edizione integrale

Impostazioni di lettura

Quando la realtà ci raggiunse

Esiste un vecchio detto: «Il successo ha molti padri, ma il fallimento è orfano.» Non so se sia sempre vero. Ciò che so è che arriva un momento in cui un’impresa diventa tanto grande e complessa da rendere impossibile a una sola persona continuare a controllarne pienamente ogni parte. È esattamente ciò che accadde a Piramedia. All’inizio seguivo personalmente ogni dettaglio. Ma con il passare del tempo diventò impossibile. C’erano troppi progetti.

Troppe riunioni. Troppe persone. Da un lato, era la prova che eravamo cresciuti. Dall’altro, significava che dovevo imparare ad affidare ad altri delle responsabilità. Forse fu proprio questa una delle lezioni più difficili. Non perché pensassi che gli altri non svolgessero bene il proprio lavoro. Anzi. Ebbi il privilegio di collaborare con persone capaci e dedite al proprio lavoro. Ma nessuno guarda mai un’impresa esattamente con gli stessi occhi di chi l’ha costruita.

Ognuno vede una parte diversa della stessa realtà. Il mio sguardo era sempre rivolto al lungo periodo. A ciò che Piramedia avrebbe potuto diventare dopo cinque o dieci anni. Gli altri dovevano occuparsi, a pieno diritto, delle sfide quotidiane. Le fatture. Le consegne. Lo sviluppo dei programmi. I problemi tecnici. Le scadenze.

Entrambi i modi di pensare erano necessari. Ma, di tanto in tanto, inevitabilmente si scontravano. Non per cattive intenzioni.

Ma semplicemente perché ciascuno di noi guardava l’impresa dalla prospettiva della responsabilità che portava. Cominciai anche a comprendere che l’innovazione ha un prezzo. Quando scegli di percorrere strade nuove, non esiste un manuale. Nessuno può dirti con certezza quale decisione sia quella giusta. Impari mentre avanzi. A volte grazie al successo. Ma altrettanto spesso attraverso gli errori. Oggi non mi vergogno degli errori che ho commesso. Anzi.

Chi non commette mai errori probabilmente non ha mai cercato di creare qualcosa di veramente nuovo. Nel corso della vita ho preso decisioni che, ripensandoci oggi, forse avrei preso diversamente. Me ne assumo pienamente la responsabilità. Ma non ho mai agito consapevolmente con l’intenzione di arrecare danno a qualcuno. Ogni decisione che presi nasceva dalla stessa convinzione: che potessimo costruire un’impresa capace di aiutare le persone ad andare avanti. Per me questa distinzione è importante.

Il prezzo che pagammo non fu soltanto finanziario. Cominciai a sentire anche fisicamente quanta energia tutto ciò richiedesse da me. Le giornate diventavano più lunghe. Le notti più brevi. Anche quando ero a casa, la mia mente continuava a lavorare. Durante la cena pensavo ancora a una riunione di quel pomeriggio. Quando andavo a letto, cercavo soluzioni a problemi che il mattino seguente avevano già lasciato il posto ad altri nuovi. Naturalmente Dorina se ne accorgeva.

Mi conosceva meglio di chiunque altro. Più di una volta mi ricordò amorevolmente che dovevo pensare anche a me stesso. Ma il più delle volte non lo facevo. Perché credevo davvero che l’impresa avesse bisogno di me. Soltanto molto più tardi compresi che guidare significa anche imparare a far funzionare un’impresa senza voler portare tutto da soli. Non vorrei che il lettore pensasse che quegli anni fossero fatti soltanto di difficoltà. Anzi.

Continuavamo a ridere. Continuavamo a celebrare le nostre piccole vittorie. Un cliente soddisfatto. Una presentazione riuscita. Una nuova idea che finalmente funzionava. Erano quei momenti a ridarci ogni volta coraggio. Forse fu proprio per questo che nessuno di noi si rese conto di quanto fossimo vicini ai nostri limiti. Continuavamo a guardare l’orizzonte. E così non vedevamo quanto ci fossimo nel frattempo avvicinati al precipizio. La vita raramente ci avverte con sirene assordanti.

Molto più spesso sussurra. Un appuntamento che viene annullato. Un progetto che richiede più tempo del previsto. Un investimento che costa più del preventivato. Una promessa che risulta più difficile da mantenere di quanto avessimo immaginato. Presi separatamente, sono soltanto piccoli contrattempi. Ma quando si accumulano, cominciano lentamente a cambiare la rotta di un’impresa.

È esattamente ciò che accadde a noi. Non in una sola settimana. E nemmeno in un solo mese.

Ma passo dopo passo. Mentre continuavamo a credere di costruire il futuro, la realtà cominciava lentamente a raggiungerci. Allora non ne eravamo ancora pienamente consapevoli. Eppure ci trovavamo sulla soglia di decisioni che non avrebbero cambiato soltanto la nostra impresa. Avrebbero cambiato per sempre anche la nostra vita.