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RENATO ROSSI · Edizione integrale

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Kevin Umé – Il sogno che continuò a vivere

Alcuni sogni non scompaiono quando un progetto si ferma. Continuano a esistere da qualche parte. Nei disegni. Nei file informatici. Nei ricordi. E soprattutto nelle persone che vi hanno creduto. Il sogno che Marco voleva realizzare con i suoi programmi era uno di quei sogni. Nel 2003 cercammo di riportare in vita Piramedia. Fu un periodo di rinnovata speranza. Nuove persone si unirono a noi. Nuove idee ricevettero una possibilità.

Uno dei giovani che allora cominciò a collaborare con Marco fu Kevin Umé. Kevin aveva appena terminato gli studi. Era tranquillo. Modesto. E straordinariamente dotato. Non era una persona che si metteva continuamente in primo piano. Il suo lavoro parlava per lui. Marco notò il suo talento quasi immediatamente. Sapeva quanto fosse raro incontrare qualcuno che non soltanto sapesse lavorare con la tecnologia, ma comprendesse anche le possibilità nascoste dietro di essa.

Insieme a Marco e ad alcuni altri sviluppatori, Kevin lavorò a programmi 2D e 3D per il settore edilizio e, in particolare, per il mondo delle piastrelle di ceramica. L’obiettivo era ambizioso. Progetti che per molte persone erano difficili da immaginare dovevano essere resi visibili e comprensibili in anticipo sullo schermo di un computer.

Ciò che fino ad allora doveva essere rappresentato soprattutto con disegni, campioni e molte spiegazioni poteva, grazie ai programmi, essere presentato in un modo nuovo.

Il mio ruolo riguardava soprattutto il mondo delle piastrelle. Conoscevo i produttori. I rivenditori. I clienti. Il mercato internazionale. Marco vedeva come la tecnologia potesse cambiare quel mondo. E Kevin possedeva il talento necessario per trasformare, passo dopo passo, le idee in programmi funzionanti. Ognuno di noi portava una parte diversa del sogno. Era proprio lì che si trovava la nostra forza. Marco e Kevin si comprendevano bene. Parlavano il linguaggio dei computer e delle nuove tecnologie.

Un linguaggio del quale forse non comprendevo ogni particolarità tecnica, ma del quale vedevo chiaramente le possibilità. Vedevo il loro entusiasmo. La loro concentrazione. Il loro desiderio di creare qualcosa che ancora non esisteva. E credevo in loro. Come accade in tanti progetti innovativi, tuttavia, una buona idea da sola non fu sufficiente ad assicurarne il futuro. Intorno al 2006, l’ulteriore sviluppo dei programmi si fermò. La nostra collaborazione terminò. Ognuno proseguì per la propria strada.

Ma il programma non scomparve dai miei pensieri. Per Marco rimase un sogno non ancora completamente terminato. Per me rimase una pagina non ancora del tutto voltata. Quando Marco morì nel 2009, quel sogno incompiuto acquistò improvvisamente un significato completamente diverso. Non era più soltanto un progetto commerciale o tecnologico. Era una parte di ciò che aveva lasciato. Tante delle sue idee... tante ore di lavoro... tanta speranza... erano ancora racchiuse in quel programma.

In quel momento mi era difficile accettare che tutto questo andasse semplicemente perduto. Per questo cercai nuovamente Kevin. Gli domandai se, insieme ad alcuni amici, volesse provare a completare comunque il programma di Marco. Kevin accettò quella sfida. Per me significò molto più di un semplice aiuto tecnico. Mi sembrò un segno di rispetto verso Marco. E un tentativo di portare comunque a buon fine qualcosa a cui aveva lavorato tanto intensamente.

Kevin e i suoi amici ripresero a lavorare sul programma. Esaminarono ciò che doveva ancora essere completato. Cercarono soluzioni ai problemi tecnici rimasti irrisolti. E alla fine riuscirono a completare tecnicamente il programma. Voglio dirlo con assoluta chiarezza. Kevin fece ciò che gli avevo chiesto. Il progetto non si fermò perché lui avesse fallito. Anzi. Dimostrò che l’idea di Marco era tecnicamente realizzabile. Ma a quel punto io non ero più l’uomo di un tempo.

Dopo decenni nel mondo delle piastrelle... dopo tutte le battute d’arresto... dopo la lotta interminabile per ricominciare ogni volta... e soprattutto dopo la perdita di Marco... le mie forze erano esaurite. Mi sentivo completamente sfinito dal settore nel quale avevo lavorato tanto a lungo. Per portare davvero il programma sul mercato avrei dovuto ricostruire un’intera rete. Avrei dovuto convincere nuovamente le persone. Cercare nuovamente degli investimenti. Ricominciare nuovamente da zero. Non avevo più quella forza.

Per questo presi infine la decisione di interrompere definitivamente il progetto e di andare in pensione. Il programma era tecnicamente completato. Ma dal punto di vista commerciale non vi fu un nuovo inizio. Questa non fu responsabilità di Kevin. Fu una mia decisione. Una decisione nata da tutto ciò che avevo vissuto in quegli anni. Per molto tempo pensai che un sogno avesse significato soltanto quando diventava un’impresa di successo o un prodotto utilizzato ovunque.

Oggi non lo credo più. Non ogni sogno raggiunge la destinazione che avevamo immaginato per lui. Ma questo non significa che tutti gli sforzi siano stati inutili. Kevin fece in modo che il programma di Marco non rimanesse un tentativo incompiuto. Aiutò a trasformare un’idea in un risultato tecnicamente funzionante. Anche se in seguito decisi di non proseguirlo, quel lavoro conservò il proprio valore.

Quando oggi penso a Kevin, vedo innanzitutto il giovane tranquillo e modesto che nel 2003 venne a lavorare con noi. Un giovane che allora probabilmente non avrebbe potuto immaginare quale posto avrebbe occupato nella nostra storia. Ma vedo anche il collaboratore al quale potei rivolgermi nuovamente dopo la morte di Marco. Qualcuno disposto a ritornare su un programma incompiuto e a concedergli un’ultima possibilità. Kevin non poteva sostituire Marco. Nessuno avrebbe mai potuto farlo.

Ma mi aiutò a portare ancora un po’ più avanti una parte del sogno di Marco. Per questo Kevin merita un posto in questo libro. Non come una nota a piè di pagina. E non soltanto come programmatore di talento. Ma come qualcuno che prima lavorò accanto a Marco e che, in seguito, rimase accanto a me nel nostro tentativo di completare comunque un sogno incompiuto. Alcuni sogni continuano a vivere come imprese.

Altri come invenzioni. E altri ancora continuano a vivere nelle persone disposte a continuare a credervi. Il sogno di Marco non ebbe il futuro che avevamo sperato. Ma grazie a Kevin non andò nemmeno semplicemente perduto. Gli offrì un’ultima possibilità. E per questo gli sarò sempre grato.

Marco e Tina, Michael e Pascale, insieme alla piccola Helena — un caro ricordo della nostra famiglia.
Marco e Tina, Michael e Pascale, insieme alla piccola Helena — un caro ricordo della nostra famiglia.